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Al Censis l’ultimo dei quattro incontri del tradizionale appuntamento di riflessione di giugno «Un mese di sociale», dedicato quest’anno a «La crisi della sovranità» Liberarci dal peso del debito per riconquistare sovranità Non ci fa solo dipendere dai mercati finanziari internazionali, ma produce anche un rallentamento del Pil. Che storicamente è cresciuto in media del 3,9% annuo con un rapporto debito/Pil sotto il 90% ed è sceso dell’1,1% con un rapporto superiore al 90% |
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Roma, 27 giugno 2012
![]() La via più efficace per ridurre il debito non è coercitiva. Ogni ulteriore forma di tassazione o di imposta patrimoniale andrebbe esclusa, per gli effetti ulteriormente depressivi sull’economia e la società che ne deriverebbero. Per recuperare le risorse necessarie occorre utilizzare il patrimonio pubblico. Ma oggi la vendita delle partecipazioni sarebbe controproducente, visti gli attuali andamenti di borsa. E la dismissione del patrimonio immobiliare non sarebbe conveniente, con un mercato stagnante come in questa fase. Sarebbe più efficace un conferimento degli asset a fondi o altri strumenti di intermediazione che possano produrre risultati immediati attraverso la sottoscrizione di quote da parte dei cittadini. Ma bisogna anche ricostruire la politica dalla rappresentanza, che persegua interventi di medio-lungo termine sui conti pubblici, a livello nazionale, e svolga un ruolo attivo nell’adeguamento degli strumenti di governo monetario, a livello europeo e globale. Oggi il qualunquismo, incattivito dalla crisi e dalle scarse prove di sé date da istituzioni e forze politiche, si esercita nella delegittimazione di ogni luogo di decisione istituzionale e di ogni forma di rappresentanza sospettata di continuità con il passato, spingendo il personale politico all’ansiosa rincorsa delle esasperazioni antipolitiche del momento. Ricomporre mosaici di domande sociali differenziate è difficile, soprattutto in fasi di crisi. Confrontarsi con orientamenti mutevoli è complicato, soprattutto quando non si possiedono paradigmi interpretativi consolidati e si è sottoposti a continue tensioni delegittimanti. Ma non c’è altra strada se non quella della ricostruzione della capacità di dare rappresentanza ai tanti soggetti e interessi che innervano il tessuto socio-economico del Paese attraverso il radicamento nei luoghi materiali (i territori) e virtuali (le reti sociali) dove essi si manifestano. «Le uscite possibili» è l’argomento di cui si è parlato oggi al Censis, a partire da un testo elaborato nell’ambito dell’annuale appuntamento di riflessione di giugno «Un mese di sociale», giunto alla ventiquattresima edizione, dedicato quest’anno al tema «La crisi della sovranità». Sono intervenuti il Presidente del Censis Giuseppe De Rita, il Direttore Generale Giuseppe Roma, Giuliano Amato, Giuliano Ferrara, Massimo Franco, Antonio Pedone e Mario Sarcinelli vedi anche: Al Censis il primo dei quattro incontri Popolo senza sovranità, destinato al mugugno o alla piazza Al Censis il secondo dei quattro incontri Lo spirito adattativo degli italiani ai tempi dell’eterodirezione Al Censis il terzo dei quattro incontri del tradizionale appuntamento di riflessione di giugno L’antagonismo «errante» che nasce dallo smarrimento dell’individuo-suddito Argomenti: #censis , #crisi , #crisi economica , #crisi finanziaria , #debito pubblico , #economia , #pil |
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